Archivi di settembre, 2010

20.09.10

Per chi non lo sapesse …

ALCUNI CENNI STORICI SULLA CHIROPRATICA

La chiropratica fu “creata” nel 1895 da D. D. Palmer (1845-1913), magnetoterapeuta, che studiò l’importanza della manipolazione della colonna vertebrale e capì che la compressione di un nervo o di una radice nervosa a livello della colonna vertebrale può causare sintomi locali ma anche più lontani dal luogo della lesione. Palmer trovò anche varie relazioni tra il bacino, le torsioni vertebrali e alcuni tipi di scoliosi, ufficializzò il trattamento manipolativo, dandogli dignità scientifica (The Chiropractor’s Adjuster). Anche se la prima scuola di Chiropratica fu aperta a Davenport nel 1897, fu però il figlio, Barlett Joshva Palmer (1881-1961), che fece della chiropratica una vera e propria scienza, nonchè arte e filosofia. Scienza, perché si basa su dati oggettivi e su ricerche specifiche, con l’esattezza, la riproducibilità e la validità che le compete. É anche un’arte perché rimane ancor oggi fondamentale la sensibilità, l’intuito e la bravura dell’operatore.
Il termine chiropratica deriva dal greco (cheir, mano +  praktikè, pratica). Essa cura alcune patologie con specifiche manovre (aggiustamenti) sulle vertebre e su altre strutture osteoarticolari; infatti, in questa disciplina, si concentra l’attenzione alla meccanica della colonna vertebrale e le relazioni con le funzioni neurologiche, muscolari e vascolari. Lo scopo dell’aggiustamento è la rimozione delle cause meccaniche all’origine dei disturbi. La chiropratica è indicata per torcicollo, disturbi del complesso collo-spalla-braccio, dolori di schiena, lombalgie, sciatica, dolori alle articolazioni sacroiliache, alcuni tipi di cefalea ecc. Può invece essere controindicata in ernie del disco di una certa gravità. Infatti, essendo un fatto tipicamente meccanico, non può sostituire la terapia chirurgica.
Partendo da osservazioni strutturali e funzionali, il terapeuta fornisce soltanto lo stimolo affinché sia l’organismo stesso a reagire e a ripristinare il suo stato di salute. Essendo, però, il suo campo d’azione ben definito, si può tracciare il principio su cui si basa e cioè le cause remote di alcuni dei disturbi sovraelencati.
Innanzitutto, in seguito a traumi, posture scorrette o altro, ogni vertebra può perdere la sua normale posizione rispetto a quelle adiacenti e questo spostamento, per ragioni anatomiche, determina un restringimento del foro intervertebrale. A sua volta, questo restringimento provoca una irritazione delle strutture che lo attraversano come le radici nervose le quali subiscono una alterazione della conduttività che, a lungo andare, provoca una variazione dell’innervazione del distretto relativo ( nel caso si tratti di un organo, produce una variazione funzionale ). La perdita permanente della posizione di una vertebra, nella Chiropratca, viene definita “sublussazione” e influenza l’apparato legamentoso e i dischi intervertebrali, causando buona parte della sintomatologia. Il dolore che ne consegue, può causare contrazioni muscolari antalgiche che favoriscono lo stabilizzarsi delle sublussazioni e del dolore. La correzione, anche parziale, della sublussazione rimuove lo stimolo irritativo ripristinando il normale funzionamento della struttura, con immediata scomparsa della tensione muscolare e, di conseguenza, del dolore..